Domenica 25 ottobre 2009
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Il dissesto del territorio Secondo il geologo Alfredo Natoli i costi di una "new town" sarebbero nettamente superiori a quelli della messa
in sicurezza
Va definito un preciso modello geologico e geotecnico su cui i tecnici dovranno fare le loro valutazioni

Lucio D'Amico
La parola ai tecnici. In questo momento la politica deve necessariamente fare un passo indietro. Lo hanno detto con chiarezza nei giorni scorsi il presidente Raffaele Lombardo, commissario
delegato per l'emergenza, e il sindaco Giuseppe Buzzanca, i quali hanno ribadito che qualunque decisione, in merito alla ricostruzione dei luoghi colpiti dal "diluvio monsonico" dell'1 ottobre,
sarà assunta sulla scorta di approfondite valutazioni e relazioni da parte di tecnici ed esperti. Si terrà conto delle pressanti richieste delle comunità che non vogliono essere smembrate e
deportate in improbabili "new town" ma anche delle sacrosante, e irrinunciabili, esigenze di messa in sicurezza del territorio, ancor più tenendo conto delle conseguenze di un'emergenza maltempo
che sembra non finire mai.
Tra coloro che oggi hanno titolo a intervenire, vi è sicuramente il dott. Alfredo Natoli, colui che ha redatto lo studio geologico a supporto della Variante al Piano regolatore generale della
città e che è stato tra gli autori della Carta geologica della provincia di Messina risalente al 2000. Natoli si riallaccia a quanto dichiarato nei giorni scorsi dall'ingegnere capo del Genio
civile Sciacca relativamente alla possibilità di mettere in sicurezza il versante retrostante al centro abitato di Giampilieri, la montagna da dove sono partite le colate di fango "killer". «Mi
trovo perfettamente d'accordo con l'ing. Sciacca – afferma Natoli –, altre ipotesi come quella secondo cui il versante non può essere consolidato e, pertanto, gli abitanti di Giampilieri si
devono mettere l'animo in pace e spostarsi in altre zone, sono assolutamente premature e non suffragate da alcun elemento tecnico oggettivo. Non si può arrivare a conclusioni così drastiche e
dolorose, senza un approfondito studio dell'area, da sviluppare attraverso dettagliate indagini che permettano di rilevare con precisione condizioni geostratigrafiche del versante, spessori degli
eventuali detriti e della fascia alterata, profondità del substrato integro, caratteristiche meccaniche e altro ancora. Solo con questi dati sarà possibile ricostruire un modello geologico e
geotecnico tale da mettere in condizione i tecnici di scegliere e dimensionare opere "capaci di integrare sicurezza e naturalizzazione", così come giustamente affermato dall'ingegnere capo del
Genio civile.
Anche se l'intervento dovesse avere bisogno di grosse cifre per essere realizzato, e probabilmente non è così – insiste il geologo – sarebbe una grande ingiustizia sradicare e disperdere una
comunità di oltre 1500 persone legate da storia, tradizioni, usanze, stile di vita, abitudini e parentele, solo per una questione di entità di finanziamento. Sono convinto che ricostruire
l'intero villaggio in altra sede, completo di strade interne, strade di collegamento alla rete viaria principale, acquedotti, fognature, linee elettriche, telefoniche, opere di urbanizzazione in
genere, avrà certamente un costo maggiore di quello da sostenere per mettere in assoluta sicurezza il versante e il sottostante agglomerato urbano». Certo, vi saranno case – come quelle distrutte
di via Puntale – che non potranno mai essere ricostruite. Ma le valutazioni dovranno essere basate su dati certi, oggettivi, incontrovertibili.
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